sabato 22 Settembre 2012

1960 – Il mio primo derby (di Luciano Duro)

Il primo derby tra Isola del Liri e Sora l’ho visto a 11 anni. Era il 1960, seguivo le parttite casalinghe già da molto ma, le due squadre non si incontravano più da anni poiché militavano in categorie diverse, se non ricordo male Isola aveva vinto il campionato di Prima Categoria e da qui il salto in Promozione, il Sora già vi militava.

Il Derby di andata l’aveva vinto Isola in trasferta e fu l’ultima volta che si vinse a Sora. Era un altro calcio allora, si giocava a uomo ed ognuno aveva il suo da marcare, non è come oggi, zona, pressing a tutto campo, fasce, occupazione dello spazio e formule di gioco che sembrano numeri magici: 4 – 4 – 2, 3 – 4 – 1- 2 e così via.

C’era il 5 centromediano, il due e il tre i terzini, il nove il centravanti ed il sette e l”undici rispettivamente ala destra e ala sinistra. Era un gioco statico dove correva più la palla che il calciatore. Quel derby casalingo lo vincemmo 2 a 1 in “ Zona Cesarini ”. Andai al Nazareth accompagnato da mio padre che mi tenne stretta la mano per tutta la gara ed oltre “è una partita difficile – diceva – non ti devi allontanare mai da me”.

Arrivammo ed il colpo d’occhio fu subito impressionante, non c’era allora la tribuna degli ospiti separata da quella dei locali, c’era il prato o meglio la roccia e la gradinata di cemento, si stava tutti insieme senza distinzione. C’era così tanta gente da sembrare la festa del Crocifisso con bandiere e striscioni ed un tifo assordante da far invidia alla curva dello Stadio Olimpico.

Il Sora andò in vantaggio quasi subito e difese con i denti il risultato quasi per tutti i 90 minuti, fu una battagia epica . Quello che ricordo nel Sora il portiere Tomei, non molto alto, riflesso e scatto felino, volava da un palo all’altro, piccolo ma agile anticipava sempre in uscita gli attaccanti, sembrava un gatto nero poiché allora non c’erano sponsor o divise fantasiose ma il portiere era rigorosamente in nero col numero uno bianco sul retro della maglietta .

Ricordo anche Iannarilli, grande fisico, forte di testa e di piede ed un ragazzo che pareva essere colui che dirigeva il gioco, si chiamava De Chaud, anche perchè, aveva un cognome straniero ed a lungo mi chiesi se lo fosse veramente. Nella formazione isolana si ergeva Pistilli, il centromediano, alto e veloce, il terzino sinistro Cavicchini, un brutto cliente da superare, aveva la faccia da bravo ragazzo che ricordava l’ eroe di uno dei tanti film western che avevamo visto al “pidocchietto”, 50 lire due film uno di seguito all’altro.

Bovani invece sembrava più vecchio di quanto fosse, per via di una incipiente calvizie, ma anche lui era poco più di un ragazzo. Nell’Isola Liri giocavano anche due giovani calciatori di Sora, credo fossero in prestito, Tersigni “Uncenzone” e Recchia, furono determinanti sia nell’ andata che nel ritorno.

La loro era una situazione difficile, molto amati ad Isola, vivevano pur sempre a Sora e subivano continue aggressioni verbali, erano due sorani considerati traditori, forse per questo quando la nostra squadra si apprestava a vincere il campionato questo loro insolito ruolo che li lacerava dentro causò una caduta nella tensione agonistica e nell’impegno e poiché erano due pedine fondamentali nella compagine di Mister Villa, detto Chopin, la squadra ne risentì e perdemmo il campionato nelle ultime giornate.

Era un altro calcio e una diversa società, Isola liri nel pieno del suo sviluppo industriale e Sora polo commerciale di assoluto rilievo c’era un campanilismo esagerato come sempre ma c’era anche rispetto, durante la partita non mancava qualche tafferuglio o qualche “scazzottata” ma il giorno dopo ci si rincontrava a lavorare nella stessa fabbrica o casualmente al bar e ci si stringieva la mano, si offriva il caffè come se niente fosse accaduto.

Oggi è diverso spesso in taluni il campanilismo si trasforma in duratura avversione per la città vicina è questo non va bene perchè una partita di calcio è pur sempre un evento sportivo che dura un andata ed un ritorno ed il fatto che per giustificati motivi di ordine pubblico si impedisca ad una tifoseria di assisetre al derby è doloroso e non depone certamnete bene per l’immagine delle due città.

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