«Carlitos ce l’ha fatta»: il toccante omaggio di Luciano Duro a Tevez “l’Apache”

Si può fare il tifo per la propria squadra del cuore, ma come si fa a non provare ammirazione per Carlitos Tévez, “l’Apache”. Il barrio dov’è nato, Ejército de los Andes, viene anche detto Fuerte Apache, da qui il nome di battaglia. Come tutti i quartieri degli emarginati è caratterizzato da abitazioni precarie e dalla quasi totale assenza di servizi, una sorta di favela o baraccopoli, dove la vita è difficile già dal primo giorno in cui nasci.

Non ha mai conosciuto il padre e venne abbandonato dalla madre biologica, a soli tre mesi. A dieci mesi è vittima di un grave incidente domestico, di cui porterà i segni per sempre: gli cade sul viso l’acqua bollente. Qualcuno avvolge il bambino in tutta fretta con una coperta di nylon e corre in ospedale, non si rende conto che il corpo di Carlitos è una brace che arde e il nylon si scioglie aggravando ancora di più le ustioni.

Rimane in terapia intensiva per due mesi. Guarito e con il marchio della miseria impresso per sempre sul corpo, viene affidato agli zii materni, all’età di cinque anni inizia a giocare a pallone al Club Santa Clara. Il bambino ci sa fare, potrebbe avere un futuro luminoso ma non è il calcio la sua priorità, vuol conoscere suo padre, è una impellente necessità, ma l’uomo, che non lo aveva mai riconosciuto, viene ucciso nel corso di una sparatoria con 23 colpi d’arma da fuoco.

Comprende allora che per uscire dal barrio e dalla povertà deve, come tanti coetanei, sfruttare le sue abilità pedatorie, non ha un gran fisico ma e forte come la quercia, è potente e abile nei dribbling ed ha una rara aggressività agonistica, corre ovunque, brucia l’erba, contrasta non è mai stanco e c’è tanta voglia di emergere.

Diviene col tempo un “Top Player” vince tanti trofei, il ragazzo di Fort Apache è apprezzato, riverito da tutti e i grandi club se lo contendono. E’ ormai ricco, ma non ha dimenticato le sue origini, è dovuto crescere in fretta, ha conosciuto la sofferenza prima del benessere, non ama lo sfarzo e gli eccessi, lui l’apache fuggito dalla riserva, si guarda allo specchio e vede il suo volto segnato da un passato difficile, ormai lontano, Carlitos ce l’ha fatta.

L.D.

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