mercoledì 26 Settembre 2012

“Chi non si è arricchito con la politica è un fregnone?” – Lettera aperta a Gian Antonio Stella (di Bruno Magliocchetti)

Egr. Dottore, alcuni giorni fa, sono stato coinvolto, mio malgrado, in un’appassionata disputa avvenuta tra alcune signore che manifestavano indignazione e rabbia per gli scandali che da tempo ammorbano l’Italia. Quando, però, mi sono permesso di sostenere che anche chi ha eletto i consiglieri regionali del Lazio (e non solo) ha qualche responsabilità, per tutta risposta la più infervorata mi ha insultato dicendo tra l’altro: “Chi non si è arricchito con la politica è un fregnone” senza scatenare le ire delle altre. E, per dare forza alle sue sconcertanti considerazioni, ha raccontato l’inverosimile storia di un comune amico, “fregnone”, che iniziò l’attività politica, senza soluzione di continuità, quando era poco più che un fanciullo.

In seguito, il “fregnone” fu sempre eletto con il sistema elettorale maggioritario uninominale o con quello proporzionale con le preferenze, perciò non fece mai parte della categoria dei “nominati”: consigliere comunale dal 1970 al 1988;  consigliere provinciale dal 1985 al 1990; Senatore della Repubblica dal 1992 al 2001; Sindaco dal 1993 al 1999.

Nel 1992, quando fu eletto per la prima volta Senatore, la campagna elettorale fu sostenuta finanziariamente ed esclusivamente dalla moglie che svendette un lussuoso appartamento sito a Roma in via dell’Umiltà (una traversa del Corso), ereditato dai suoi genitori. Tutte le successive campagne elettorali furono sostenute con i risparmi del “fregnone”. Non furono dispendiose, perché godeva di un notevole consenso popolare.

In tutto il periodo dell’attività parlamentare, il “fregnone”svolse anche la funzione di Sindaco della sua città, tradizionalmente “rossa”, A TITOLO GRATUITO, ossia senza percepire la relativa indennità di carica e/o rimborso spese.

Il “fregnone” rinunciò anche alla pensione di invalidità e a qualsivoglia tipo di assistenza per suo figlio, rimasto permanente invalido totale all’età di otto mesi, a seguito di una grave malattia, perché lui e la moglie preferirono assisterlo amorevolmente in casa per 29 anni fino al decesso, senza il contributo di nessuno.

Per ricordare la memoria del figlio, il “fregnone” costituì una Fondazione, che ha finora consegnato undici borse di studio ad altrettanti studenti universitari. La Fondazione non riceve finanziamenti pubblici e/o privati, ma si finanzia esclusivamente con i contributi della sua famiglia e con la vendita delle sue opere letterarie.

Il “fregnone” ha versato 35 anni di contributi all’INPS, quale dipendente di un ente pubblico, dove fu assunto per concorso pubblico, e 15 anni di contributi al Senato della Repubblica. Dieci anni fa, andò in pensione al raggiungimento del 61°anno di età.

Poiché i guai non vengono mai da soli, oltre al danno di essere stato vittima del “consenso popolare”, perché, suo malgrado, si è ritrovato membro della “casta”, il “fregnone” ha dovuto subire anche  la beffa! Infatti, fu costretto a citare in giudizio (ancora in corso) il suo datore di lavoro, perché al termine dell’aspettativa parlamentare non gli fu ricostruito la carriera, come stabilisce la legge. Quando si dice la sfortuna! Il 9 maggio 1992, giorno in cui l’assemblea del Senato doveva convalidare la sua elezione, a causa di un bizzarro scherzo del destino, avrebbe dovuto partecipare al concorso interno per funzionario di amministrazione.

Alcune ore prima della prova orale, però, ricevette un telegramma dal Direttore Generale dell’INAIL che, richiamando la legge del 1965, gli impediva la partecipazione a tale prova d’esame, precisando che se ne sarebbe riparlato al termine della sua attività parlamentare. Da allora sono trascorsi circa venti anni!

Egregio Dottore, ho voluto raccontarLe questa “fiaba” (vera!), per manifestare la mia condivisione per la sacrosanta battaglia che da tempo conduce con coraggio contro tutte le “caste”, e per chiederLe di dedicare un po’ di spazio anche ai tanti “fregnoni” che hanno onorato e onorano la Politica (con la P maiuscola). O nell’ora di Barabba non c’è spazio per i poveri Cristi?

Cordialmente.
Bruno Magliocchetti

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