lunedì 22 maggio 2017

ISOLA DEL LIRI – Nuovo depuratore: parlano Giorgio Trombetta e Massimiliano Quadrini

In merito al nascituro impianto di depurazione ad Isola del Liri, nella giornata di oggi hanno rilasciato alcune dichiarazioni i consiglieri comunali Giorgio Trombetta (Progetto Comune, opposizione) e Massimiliano Quadrini (maggioranza).

GIORGIO TROMBETTA – «La necessità di realizzare un impianto di depurazione ad Isola del Liri è un fatto, e come tale, non è nostra intenzione contestarlo. Ciò che ha mobilitato il gruppo, e molti cittadini, è l’opportunità di far sorgere quest’opera nel punto individuato dall’Amministrazione comunale e le ripercussioni che la stessa avrà sulla popolazione e l’ambiente circostante. Abbiamo ripetutamente avanzato dubbi sulle criticità e le zone d’ombra che presenta il progetto, tanto da essere stati costretti a chiedere un ulteriore dibatto in sede di massima assise comunale. Ciò che desta particolare preoccupazione come già detto, e ribadito più volte, è la localizzazione del sito: un terreno argilloso, in una zona ad alto rischio idrogeologico, che non rispetta le distanze di sicurezza stabilite secondo i termini di legge e senza veri studi preliminari. Inoltre, la tecnica utilizzata permetterebbe la dispersione nell’ambiente circostante di aerosol contaminati, con inevitabile impato sui cittadini e sull’ambiente. Non è peraltro ancora stato chiarito se in questo impianto verranno confluiti anche scarichi di origine industriale, particolare non da poco visto che, in tal caso, si diffonderebbero anche sostanze cancerogene, esponendo gli abitanti della zona a patologie neoplastiche. È noto, infatti, che i sistemi di depurazione biologica si basano sulla capacità dei microrganismi di abbattere un carico organico. L’utilizzazione di impianti a fanghi attivi, almeno per la fase finale del trattamento di scarichi di origine civile e mista fa sorgere numerosi problemi igienico-sanitari legati alla dispersione nell’ambiente circostante di aerosol contaminati originati da tali impianti. Si può tentare di contenere la produzione di tali aerosol diminuendo l’areazione superficiale ma ciò, naturalmente, compromette la stessa efficienza depurativa dell’impianto. La contaminazione microbica subisce, quindi, un fenomeno di dispersione condizionato soprattutto da fattori metereologici (umidità, velocità del vento, temperatura) ed è noto come le concentrazioni batteriche più elevate si osservano nelle zone limitrofe dell’impianto. Infatti queste zone possono essere interessate dalla diffusione di tali aerosol. Interessante sarebbe sapere, purtroppo ciò ancora nessuno lo ha chiaramente detto, quali sono le acque che verranno portate al depuratore: sono esse solo acque civili? Oppure in esse vi sono anche acque industriali? È risaputo da tutti, come in questo secondo caso, la presenza di reflui industriali nella vasca di ossidazione sviluppi anche produzione di sostanze cancerogene, aumentando quindi la pericolosità della presenza di tali depuratori all’interno di zone abitate ed aumentando così il rischio della popolazione ivi presente verso patologie ben più gravi, quali quelle neoplastiche. Ai fini della valutazione del rischio biologico è opportuno fare un corretto ed attento monitoraggio ambientale al fine di verificare la dispersione dell’aerosol intorno all’impianto di depurazione e stabilire quindi a che distanza dalla vasca si ottiene un significativo abbattimento dell’inquinamento batterico. Solo così può essere delimitata fisicamente l’area di rischio biologico. Tutto ciò è stato fatto? Non credo, perché in determinate aree ed in determinate condizioni meteorologiche potrebbero non essere più sufficienti gli ormai “famosi” 100 mt di distanza dall’impianto, a proteggere la popolazione residente ai confini dell’impianto stesso. Inoltre, non meno trascurabile è conoscere come gli impianti di depurazione dei reflui e civili costituiscano una fonte di notevole emissioni di sostanze volatili e fortemente odorigene(naturalmente sgradevoli) e da sempre causa di proteste da parte della popolazione residente in prossimità degli impianti. Tuttavia tale problematica è spesso trascurata poiché ritenuta secondaria rispetto agli aspetti impiantistici e gestionali relativi alle acque ed ai fanghi originati dal trattamento. In merito alla seconda criticità suddetta ossia quali acque verranno convogliate al depuratore, si fa presente che ai sensi dell’art. 74 del D.Lgs 152/2006 si definiscono “acque reflue urbane“ le acque reflue domestiche o miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da un agglomerato, dove con “acque reflue domestiche” si intendono le acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche, mentre con “acque reflue industriali” si individuano le acque reflue scaricate da edifici o da impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento. La necessità di elaborare delle linee guida per il rilascio dei pareri ARPA sulle emissioni degli impianti di depurazione, con particolare attenzione verso le sostanze odorigene e tossiche, deriva dalla mancanza a livello nazionali di strumenti atti a disciplinare la materia. Tra i metodi di controllo degli odori il miglior approccio da perseguire è da sempre quello del ricorso a metodi preventivi, e cioè ad una corretta realizzazione e gestione dell’impianto. I metodi preventivi si basano sui sistemi per impedire l’instaurarsi di processi di degradazione anaerobica mediante immissione di ossigeno o di sostanze ossidanti sia nella rete fognaria che nelle unità di trattamento dell’impianto. Quindi io mi chiedo, ma soprattutto Vi chiedo, la rete fognaria della nostra città è così progettata ed in grado di assicurare ciò? Anche per tale motivo penso che sia più utile ubicare tale depuratore in altra zona, da individuare, certamente più periferica e meno popolata. Inoltre utile sarà, per i motivi esposti provvedere a disporre di un ultimo e nuovo “raccordo fognario”, almeno nel tratto terminale, che permetta di areare ed ossigenare le acque reflue destinate al depuratore stesso. Solo in questo modo si avrà un’adeguata ossigenazione del refluo garantendo anche delle pendenze adeguate e necessarie al fine di evitare le turbolenze nel flusso del liquame e quindi confinare in ambienti chiusi le maggiori fonti di odori. Posizionare il depuratore in quell’area significa fare subire al refluo diversi sollevamenti, ristagni e turbolenze aumentando così la percentuale di sostanze odorigene “sgradevoli” già all’ingresso del refluo nel depuratore. Un’ultima critica va rivolta sulla mancanza da parte del gestore di non avere redatto un opportuno piano di monitoraggio e controllo delle sostanze odorigene prodotte nelle diverse fasi di trattamento. È obbligatorio eseguire una verifica regionale di assoggettabilità al V.I.A. (valutazione dell’impatto ambientale), è stato fatto? Un’Amministrazione attenta alla salute dei cittadini dovrebbe richiederlo. È stato richiesto? Secondo le normative internazionali vigenti (S.I. No. 787/2005) un impianto di trattamento delle acque reflue deve essere progettato, costruito e gestito in modo tale, in primis, da evitare di causare molestia olfattiva ai recettori. Nel nostro caso né il gestore (ACEA-ATO5) né l’ente autorizzatore (Sindaco ed amministratori) hanno fatto ciò, è stata monitorata l’area destinata al depuratore? È stato previsto un monitoraggio al confine dell’impianto (dove vi sono edifici privati ad ambienti abitativi) in almeno due punti individuati lungo la direzione prevalente dei venti (uno a monte ed uno a valle) al fine di valutarne la concentrazione odorimetrica delle sostanze odorigene. Quello che noi, consiglieri di Progetto Comune faremo, sin da ora, sarà di chiedere sia al gestore che all’Ente Autorizzatore ed all’Organo di Controllo di redigere un’accurata valutazione previsionale degli impatti derivanti dalle emissioni odorigene prodotte, attraverso l’utilizzo di modelli di dispersione, al fine di stimare l’entità dell’impatto olfattivo. Naturalmente il gestore dovrà indicare nell’autorizzazione le prescrizioni, sia gestionali che tecniche che attuerà per eliminare o per ridurre le emissioni olfattive, le attività di monitoraggio e le modalità delle stesse. Inoltre il progetto dovrà essere corredato dall’indicazioni tecniche e gestionali inerenti l’efficacia dei sistemi di abbattimento e gli strumenti atti a verificare il corretto funzionamento del processo di abbattimento. Dovranno inoltre essere ben redatte le mappe di impatto, che riportino i valori di concentrazioni orarie ed il picco di odore al 98° percentile su base annuale, così come risultati della simulazione effettuata con i dati meteorologici dei due anni precedenti».

MASSIMILIANO QUADRINI – «Premesso che il depuratore ad Isola del Liri debba essere realizzato, non fosse altro perchè siamo in una situazione di emergenza ambientale non più sostenibile. Anche i meno informati sanno che lo scopo di un impianto di depurazione è quello di risanamento igienico sanitario di un territorio che mira a tutelare la salute dell’intera collettività; interessi collettivi, quindi, e non di qualcuno. L’azione di governo deve essere sempre mirata al benessere del cittadino; l’Amministrazione Quadrini, nel caso del “depuratore”, è consapevole di favorire la realizzazione di un’opera importante che Isola del Liri aspetta da quasi mezzo secolo. E’ falso e strumentale sostenere che un depuratore, realizzato peraltro con tecnologie all’avanguardia e nel rispetto di tutte le normative vigenti, possa nuocere alla salute. La sua ubicazione? Secondo gli studi fatti da Acea, quella individuata è l’unica possibile; del resto, molti non sanno o non ricordano, che i consiglieri che oggi siedono sui banchi della minoranza, senza peraltro coinvolgere i cittadini, sottoscrissero insieme ad Acea un verbale che prevedeva l’ubicazione del depuratore proprio nell’area oggi in discussione, e, cioè, sul sito “La Forma”. Per converso, sarebbe un’assurdità rinunciare al depuratore: significherebbe non tutelare la salute dei cittadini e, per altro, far pagare agli isolani multe pesantissime per le infrazioni europee che verrebbero addebitate ad Acea. In ogni caso, l’Amministrazione Comunale controllerà minuziosamente ogni dettaglio del progetto obbligando Acea a sottoporlo a tutte le verifiche, anche a quelle che la norma non prevede, come ad esempio al V.I.A. (Valutazione dell’Impatto Ambientale). E ancora: Abbiamo voluto che le emissioni di odori sgradevoli venissero eliminate con la copertura delle vasche e dei locali di trattamento fanghi, nonché con la deodorizzazione dell’aria estratta.  Abbiamo preteso che i rumori siano minimizzati al massimo, grazie al posizionamento sott’acqua delle pompe di sollevamento e ad un complesso sistema di insonorizzazione delle altre apparecchiature.  Abbiamo, infine, voluto che per l’impatto ambientale il perimetro del depuratore venisse circondato da una folta barriera arborea. In altri termini, saremo attenti a far predisporre ogni intervento mirato a salvaguardare la salute dei cittadini, nella convinzione che il tempo ci darà ragione».

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