giovedì 16 gennaio 2014

Italo Maciocia nel ricordo di Luciano Duro

ITALO_660

«Il tempo corre veloce, ho 65 anni, i miei capelli sono ormai bianchi, ma quando alcune persone, alle quali hai voluto bene, ti lasciano è come se ti sentissi vecchio e vai a rovistare nella tua valigia di ricordi alla ricerca di tutto quello che ti ha legato a quell’uomo ed alla sua famiglia. Italo se n’è andato, ed ha portato con lui una parte di me, della mia giovinezza, vissuta davanti al suo negozio di biciclette, nella sua cantina a suonare con il figlio Giorgio, dentro casa ad ascoltare la musica che noi, “The Fevers”, amavamo. Italo, figura imponente, aveva un aspetto burbero, quel giradischi ad alto volume era per lui fastidioso ma lo tollerava, non l’ho mai visto contrariato, non l’ho mai sentito alzare la voce, speso ci incoraggiava, il suo era un atteggiamento positivo nei confronti di quei ragazzi vestiti in maniera strana e con i capelli più lunghi del solito.

Gli piaceva quella passione così intensa di quei ragazzi ed era orgoglioso di Giorgio, il figlio maschio, difficilmente gli avrebbe negato qualche richiesta. Ricordo quando comprò per lui una stupenda batteria Ludwig, color acqua di mare, completa di piatti ed accessori, un lusso per quei tempi, uno strumento altamente professionale. E poi quella volta che lo steso Giorgio, trafugò da casa un serie di medaglie di guerra che io appesi alla mia giacca militare, comprata a Via Sannio, erano i tempi del Vietnam e noi eravamo contro la guerra, credo che non l’abbia mai saputo, sarebbe stato sicuramente furente per quell’atto irriguardoso. Gli amici di Giorgio erano per lui suoi nipoti, eravamo di casa e condividevamo tutto, scarpe, vestiti, le prime disavventure amorose, ci parlava e ci consigliava così come un adulto deve fare.

Su una cosa non andavamo d’accordo: “la politica”, le rare volte che capitava solo di sfiorare l’argomento, mi redarguiva “ zitto non insistere sei troppo giovane per capire come vanno le cose”. Finita la stagione della musica, non lo vedevo più tanto spesso, talvolta mi fermavo nel suo negozio per salutarlo o in tempi più recenti a casa da Ines per preparare il progetto teatrale, mi accoglieva sempre con grande affetto. E’ andato via in silenzio tra l’affetto dei suoi cari, gli ho voluto veramente bene».

Luciano Duro

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