lunedì 11 marzo 2013 redazione@isola24.it

La visita di Nino Manfredi ad Isola del Liri (di Luciano Duro)

Nel 2002 Nino Manfredi venne due volte ad Isola del Liri, aveva scritto una favola dal titolo “Il Merlo Bianco” e prima di pubblicarla voleva porla all’attenzione dei bambini delle elementari, non scelse una scuola di una grande città poiché riteneva che i nostri bambini fossero più spontanei e veri. Incontrò le maestre e si intrattenne con i piccoli, lasciò poi alcune copie del suo scritto con la promessa che sarebbe tornato per conoscere cosa ne pensassero gli alunni e per accogliere anche eventuali loro suggerimenti. Fu di parola, tornò prima della chiusura dell’anno scolastico e per l’occasione le maestre allestirono uno spettacolino in suo onore presso l’auditorium comunale, i bambini fecero le loro domande e diedero anche qualche idea per integrare la storia.

Nino si dimostrò entusiasta, portò con sé i disegnini ispirati alla favola e la sua segretaria trascrisse ciò che era stato suggerito. Al fine ci recammo tutti, Il dirigente Torni, le maestre ed io per un pranzo presso Il ristorante Mingone. Osvaldo volle che io fossi seduto vicino all’ attore e fu facile quindi conversare con lui di cinema e di teatro. Nino non aveva dimenticato le sue radici, era nato a Castro dei Volsci da un’umile famiglia contadina e in estate ancora ragazzo trascorreva intere settimane con il nonno, che adorava, e lo aiutava nei lavori dei campi. Mentre raccontava del nonno i suoi occhi erano umidi ed il solo ricordo lo commuoveva, Saturnino lo chiamava, che poi era il suo vero nome, da quel vecchio uomo aveva imparato le cose essenziali, attraverso una filosofia di vita che sapeva di “terra arata e sacrificio”.

Mi raccontò poi di suo padre, maresciallo dei carabinieri, che aveva sognato per lui un futuro di avvocato e per non deluderlo si era laureato, anche se tardi, in giurisprudenza mentre contemporaneamente frequentava la scuola di arte drammatica. Fu inevitabile che parlassimo di cinema, non aveva una grande stima per gli attori contemporanei, e come poteva? Lui che era cresciuto artisticamente insieme a Mastroianni, Sordi, Gasman e di ognuno di loro raccontava aneddoti. Di Mastroianni disse: “lo hai mai visto nei suoi film in costume da bagno o in una scena d’amore in mutande? E sai perchè, aveva le gambe sottili”.

Era stato interprete di tanti film che hanno fatto la storia ma l’interpretazione che più custodiva gelosamente nel cuore era Geppetto nel Pinocchio televisivo di Comencini. Mi raccontò che in principio rifiutò, era ancora giovane e non voleva interpretare la parte di un vecchio e malandato falegname, ma fu convinto dal regista: “Non c’è nessuno al mondo come te che sappia parlare ad un pezzo di legno”. Passamo una piacevole giornata, Nino era molto stanco e già malato, prima di congedarci con una gran faccia tosta gli proposi di fare con i bambini un adattamento teatrale del “Merlo Bianco”.

Mi guardò a lungo negli occhi, aveva saputo che tenevo laboratori nelle scuole, “Mi fido di te” – disse – “anzi facciamo così, mandami la sceneggiatura, tu prepara tutto e interpreta la parte del nonno, quando ci sarà la rappresentazione concordiamola, io verrò di sorpresa e ti sostituirò sul palcoscenico, ma deve essere una sorpresa” ci scambiammo i numeri telefonici con la segretaria, mi raccomandai “Nino, non mi lasciare da solo perchè poi sul palco dovrò andarci io”. Mi rassicurò e sembrò sincero anche perchè era rimasto emotivamente colpito dai nostri bambini. Ci lasciammo con un lungo abbraccio. La sua salute peggiorò nei mesi succesivi ed io non ebbi il coraggio di telefonare per inviargli la sceneggiatura, se ne andò per sempre qualche anno dopo, era il 4 giugno del 2004.

Luciano Duro

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