10 febbraio 2014 redazione@ciociaria24.net

“Le Foibe e le coscienze degli Isolani” (di Marco Di Vona)

Potrei fermarmi a parlare di numeri, i quali nella fantasia umana hanno ben poco di concreto, ma preferirei tentare un esercizio mentale per rendere meglio il senso del 10 Febbraio. Immaginate Isola del Liri, i suoi 12.000 abitanti circa, e immaginate che scompaiano tutti, all’improvviso o gradualmente, che non rimanga più traccia di nessuno. Provate a figurarvi nella mente la nostra città svuotata dei suoi vari personaggi, compresi i più anonimi. Puf! Scomparsi, senza che sia rimasto un solo individuo che possa chiedersi che fine abbiano fatto tutti.

Tutti relegati altrove per farne terra di qualcun altro e, per fare un esempio esasperato e puramente campanilistico, magari terra dei Sorani! Non solo. Immaginate che venga cancellata ogni minima traccia del nostro passaggio, della nostra storia, per far spazio a questa nuova-Sora. La nostra unica colpa in tutto questo sarebbe quella di essere i custodi naturali della Città delle Cascate. Riuscireste a concepire “gl Callaròn” come la nuova “Canceglie”?

Ora torniamo seri. Immaginate una quantità simile di persone, custodi naturali della propria terra, che all’improvviso o gradualmente scompaiano, ma non per gioco, bensì per un reale progetto crudele di sradicamento totale di un’etnia in un determinato territorio. Credo che in un mondo empatico come il nostro non sia molto difficile immedesimarsi nel dolore della repressione per un sottile e perverso gioco ideologico, passato nel silenzio della Storia per troppo tempo, come le Foibe.
Il 10 Febbraio, giorno del Ricordo, siamo chiamati a fermarci almeno per un istante e a comprendere il dolore provocato dal tentativo da parte di Tito di cancellazione di un popolo, quello italiano nelle terre giuliano-dalmate, tra il 1943 e il 1945.

Ecco dunque il vero motivo per cui dovrebbe farci rabbrividire il gioco di fantasia di un’Isola del Liri brutalmente liberata dei suoi cittadini Isolani e ripopolata da altri, con il loro bagaglio culturale che rimpiazzi drasticamente il nostro. Il giorno del Ricordo non vuole essere la brutta copia pseudo-nazionalista della Giornata della Memoria, non vuole esserne l’alternativa e nemmeno una forma di vittimismo. Quest’oggi, da Italiani siamo chiamati a ricordare il delicato equilibrio esistente tra un popolo e la propria terra. Quest’oggi, da Isolani siamo chiamati a riflettere sul nostro intimo rapporto con la Città delle Cascate. Se una bontà divina o naturale ci ha concesso la grazia di non vivere in periodi di contese ideologiche o territoriali e ci ha fornito un posto meraviglioso come la nostra Isola del Liri, dovremmo allora esserne grati e onorare ogni giorno questa fortuna, che altri non ebbero. Onorare una città vuol dire esserne parte attiva e viva, presente e vigile, vuol dire mettere tutto in discussione in maniera propositiva e costruttiva, vuol dire alimentare l’interesse comune a fronte di un benessere generale e tangibile.

Ecco dunque in che modo Isola del Liri e gli Isolani dovrebbero celebrare il giorno del Ricordo, rispettando la memoria dei nostri connazionali incolpevoli e mantenendo quotidianamente vivo l’amore per la nostra amata terra, che sia Isola o sia l’Italia, attraverso lavori di coscienza e di lotta per la difesa e la salvaguardia del territorio, della cultura e della vita.

Marco Di Vona

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