giovedì 20 dicembre 2012 redazione@isola24.it

Paola Ottaviani: Mozione per la costituzione civile del Comune di Isola del Liri nei procedimenti giudiziari relativi a violenza sulle donne

Riceviamo e pubblichiamo, dal consigliere comunale di Isola del Liri, Paola Ottaviani, il testo della mozione da lei presentata nell’assemblea municipale dello scorso 14 Dicembre 2012

MOZIONE

COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE DEL COMUNE DI ISOLA DEL LIRI NEI PROCEDIMENTI GIUDIZIARI RELATIVI A VIOLENZA SULLE DONNE

PREMESSO CHE

la violenza di genere, perpetrata con soprusi fisici, sessuali, psicologici ed economici, è stata riconosciuta in Italia, come in molti Paesi occidentali, una violazione del diritto all’integrità fìsica e psicologica della donna;

i diritti fondamentali delle donne fanno parte inalienabilmente, integralmente ed indissociabilmente dei diritti universali della persona e qualsiasi atto di violenza rivolto contro il sesso femminile costituisce uno dei principali meccanismi sociali per mezzo dei quali le donne vengono mantenute in condizioni di inferiorità rispetto agli uomini impedendo la loro piena emancipazione ed ostacolando la loro partecipazione alla società e al mercato del lavoro;

per arginare il fenomeno, sono stati emanati, in ambito internazionale una serie di provvedimenti per prevenire ed eliminare tale violenza sulla base degli strumenti giuridici delle Nazioni Unite nel campo dei diritti umani ed in particolare dei diritti delle donne – Carta delle Nazioni Unite, Dichiarazione Universale dei diritti umani – tra i quali particolare rilievo assumono: – la Convenzione Internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne ratificata e resa esecutiva dall’Italia con legge n. 132 del 14 marzo 1985 ed il Protocollo opzionale ratificato il 22 dicembre 2000; – la “Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne” redatta dall’ONU nel 1993 che per la prima volta ha definito in modo ampio la violenza contro le donne come “qualunque atto che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fìsiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata” – la Risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999 con la quale l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha designato il 25 novembre come la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative (ONG) a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica per l’eliminazione dei pregiudizi, delle pratiche consuetudinarie o di altro genere che siano basate sulla convinzione dell’inferiorità o della superiorità dell’uno o dell’altro sesso o sull’idea di molo stereotipati; – la Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU n. 58/147 del 19 febbraio 2004 sull’eliminazione della violenza domestica contro le donne; – la Convenzione del Consiglio d’Europa per combattere la violenza contro le donne e per la lotta contro la tratta degli esseri umani del 16 maggio 2005;

in ambito europeo, la violenza contro le donne e alla tratta di esseri umani è diventata, in modo crescente, una priorità nell’agenda politica dell’Unione Europea, che ha sollecitato gli stati membri ad adottare misure adeguate in materia di violenza alle donne nelle rispettive legislazioni nazionali;

la Costituzione Italiana ha sancito il principio di uguaglianza di genere riconoscendo la pari dignità sociale e stessi diritti davanti alla legge a tutti i cittadini (art. 3), la parità tra donne e uomini in ambito lavorativo (art. 4 e 37), l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi all’interno del matrimonio (art. 29);

lo Stato Italiano, in accordo con gli obblighi assunti a livello intemazionale, europei e nazionali ha adottato una serie di misure legislative tendenti a proibire ogni discriminazione nei confronti delle donne instaurando una protezione giuridica dei loro diritti ed una effettiva protezione da ogni atto discriminatorio attraverso: – la legge n. 66/1996 che ha classificato il reato di violenza sessuale come crimine contro la persona mutando così la qualificazione della normativa precedente che lo definiva solamente “reato contro la morale”; – la legge n. 269/1998 che contiene le norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografìa e del turismo sessuale a danno di minori, che nella maggior parte dei casi sono di sesso femminile; – la legge n. 154/2001 che ha aperto una nuova prospettiva di tutela verso la persona convivente che subisce abusi, riconoscendo l’applicazione di misure cautelari, come l’allontanamento dalla casa familiare di chi compie abusi anche in caso di convivenza di fatto;

il Comune di Isola del Liri di intende dare nel proprio Statuto specifica e particolare priorità alle politiche volte al riconoscimento e alla promozione dello sviluppo economico, sociale e culturale della comunità locale, il diritto al lavoro e l’accrescimento delle capacità professionali, con particolare riferimento alla condizione giovanile e femminile sviluppando ed esercitando le politiche attive per l’occupazione, le attività di formazione professionale e favorendo le iniziative a tutela della sicurezza e dei diritti del lavoro sancendo altresì la volontà del Comune stesso di assumere quale proprio compito statutario la garanzia della sicurezza e della dignità dei cittadini con particolare riferimento ai giovani e alle donne;

il Comune stesso intende prevedere altresì nel proprio Statuto “che il Comune adotta piani di azione positivi finalizzati, tra l’altro, ad adottare un codice di comportamento che assicuri un clima di pieno e sostanziale rispetto reciproco tra uomini e donne, con particolare attenzione all’eliminazione delle situazioni di molestie sessuali” sancendo con ciò l’importanza che riveste l’adozione di un codice di comportamento volto a garantire le pari opportunità tra uomini e donne;

per l’attuazione delle citate previsioni statutarie è intenzione costituire un apposito Ufficio, avente il compito di assumere iniziative concrete tendenti a perseguire l’obiettivo di contrastare fenomeni d’aggressione alla realtà femminile con l’istituzione di Centri Comunali di accoglienza per donne vittime di violenza;

inoltre è intenzione del Comune investire risorse economiche per favorire una cultura di genere anche attraverso l’affidamento di immobili comunali a un Consorzio di Associazioni Femministe e Femminili ed il concreto impegnoi per l’istituzione di Centri Comunali di accoglienza per donne vittime di violenza;

così facendo il Comune intende normativamente trasformare interessi generici e diffusi di cittadini e cittadine, in propri interessi specifici e in oggetto peculiare delle proprie attribuzioni e dei suoi compiti istituzionali;

anche per la prevenzione e la repressione delle violazioni delle norme poste a tutela della libertà di determinazione della donna è configurabile in capo al Comune (che, per rispetto al territorio in cui il fatto è commesso, ha una stabile relazione funzionale ed ha inserito tale tutela tra i propri scopi, primari e autonomi) la titolarità di un diritto soggettivo e di un danno risarcibile, individuabile in ogni lesione del diritto stesso, sicché esso è legittimato alla costituzione di parte civile per il risarcimento dei danni morali e materiali relativi all’offesa, diretta e immediata, dello scopo sociale;

conseguentemente ogni abuso sessuale lede non solo la libertà morale e fìsica della donna, ma anche il concreto interesse del Comune di preservare il territorio da tali deteriori fenomeni avendo il Comune stesso posto la tutela di quel bene giuridico come proprio obiettivo primario;

è inoltre, in ogni caso di violenza e abuso sulle donne, configurabile un danno morale arrecato al Comune per la lesione dell’interesse perseguito di garantire la libertà di autodeterminazione della donna e la pacifica convivenza nell’ambito comunale, beni sociali statutariamente individuati come oggetto specifico di tutela;

quanto sopra è stato solennemente riconosciuto dalla Corte Suprema di Cassazione – Terza Sezione Penale – nell’udienza pubblica del 19 giugno 2008 con l’emissione della sentenza n. 1563, repertorio n. 38835/2008;
in ultimo il Consiglio dei ministri ha approvato in data 11.12.2012 il d.d.l. di ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, trattato sottoscritto dall’Italia il 27 settembre 2012., dove la violenza di genere è definita come “una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata”.

Tanto premesso con la presente MOZIONE si impegna:

il CONSIGLIO COMUNALE e la GIUNTA COMUNALE a deliberare:

di modificare mediante integrazione lo statuto del Comune dando specifica e particolare priorità alle politiche volte al riconoscimento e alla promozione dello “sviluppo economico, sociale e culturale della comunità locale, il diritto al lavoro e l’accrescimento delle capacità professionali, con particolare riferimento alla condizione giovanile e femminile sviluppando ed esercitando le politiche attive per l’occupazione, le attività di formazione professionale e favorendo le iniziative a tutela della sicurezza e dei diritti del lavoro” sancendo altresì la volontà del Comune stesso di assumere quale proprio compito statutario la garanzia della sicurezza e della dignità dei cittadini con particolare riferimento ai giovani e alle donne; nonché

di prevedere altresì nel proprio Statuto “che il Comune adotta piani di azione positivi finalizzati, tra l’altro, ad adottare un codice di comportamento che assicuri un clima di pieno e sostanziale rispetto reciproco tra uomini e donne, con particolare attenzione all’eliminazione delle situazioni di molestie sessuali” sancendo con ciò l’importanza che riveste l’adozione di un codice di comportamento volto a garantire le pari opportunità tra uomini e donne;

di dare mandato agli Uffici dell’Amministrazione di procedere alla valutazione concreta circa la fattispecie in cui operare la costituzione di parte civile per i reati di violenza sessuale e di predisporre gli atti necessari per costituire il Comune nei procedimenti giudiziari per fatti accaduti sul territorio comunale, valutando se necessario che le Associazioni operanti in materia, nell’ambito cittadino, possono sostenere giudizialmente il Comune stesso.

Si conferisce mandato agli Uffici ed organi tecnici competenti di redigere i necessari ed opportuni atti amministrativi al fine di rendere effettivo quanto deliberato.

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