Papà Giancarlo ringrazia la Casa delle Farfalle per aver curato con amore la sua Antonella fino all’ultimo

«Al diffuso luogo comune di tanta "malasanità" (che poi, quando è vera, non è un concetto astratto ma è sempre causata dagli uomini), devo portare a conoscenza di tutti l'esistenza di "Buona Sanità" insita nell'Hospice di Isola del Liri». ha scritto il papà della sfortunata giovane donna pontecorvese, strappata prematuramente agli affetti più grandi.

Giancarlo Zonfrilli, padre di Antonella, brillante avvocatessa nonché madre di una splendida bambina di sei anni, scomparsa a soli 39 anni dopo aver lottato fino all’ultimo contro un terribile male, ha inviato alla stampa una lettera di ringraziamento rivolta allo staff della Casa delle Farfalle, l’Hospice di Isola del Liri. La riportiamo di seguito, tratta dal quotidiano Ciociaria Editoriale Oggi.

«Dopo un convulso peregrinare tra vari Pronto soccorso e ospedali, Antonella è andata a concludere il suo breve cammino di vita terrena all’Hospice “Casa delle Farfalle” di Isola del Liri. Lì ha trovato tanto affetto e umanità. Pur nel dolore che mi opprime, che mi sconvolge, avverto il dovere di ringraziare tutto il personale della struttura, che ha riversato su mia figlia, su noi genitori, sui parenti e gli amici che la circondavano, i sentimenti di profonda e sincera umanità. Al diffuso luogo comune di tanta “malasanità” (che poi,  quando è vera, non è un concetto astratto ma è sempre causata dagli uomini), devo portare a conoscenza di tutti l’esistenza di “Buona Sanità” insita nell’Hospice di Isola del Liri. Buona sanità che risalta subito, non solo per la notevole professionalità che va dai suoi dirigenti, la dottoressa Silvana Petricca e il dottor Antonio Iafrate, alla caposala, a tutto il personale sanitario e ciascun collaboratore, ma per l’organizzazione, l’efficienza, la funzionalità, l’assistenza, la precisione, la puntualità nella somministrazione delle cure e delle terapie. Alla “Casa delle farfalle” Antonella ha trascorso gli ultimi giorni di vita senza soffrire e, sia lei che noi genitori e amici, siamo stati circondati da tanta benevolenza e tanto affetto, che hanno lenito un po’ la nostra angoscia».

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