martedì 6 Novembre 2012

Venerdi 9 novembre presentazione del libro di DIANA CARNEVALE: AUTOSTIMA, AUTONOMIA, INTEGRAZIONE

La lettura e le riletture coinvolgenti del Libro di Diana Carnevale ‘ Autostima, Autonomia, Integrazione,’ Albatros, 2012, mi sollecitano a scrivere brevi considerazioni. Anche  per offrire un personale contributo all’interessante sequenza di interventi ascoltati nella Manifestazione di Presentazione il 22 aprile. Allorchè mi è parso che alcuni aspetti di notevole valenza psicoeducativa, ma anche sociologica, sono restati in ombra se non del tutto trascurati.

Mi riferisco in particolare al percorso esemplare illustrato nel I° CAPITOLO,  dalla memoria della “bambina piccina piccina picciò “, alla serenità dell’infanzia riscaldata e rassicurata dall’affetto di mamma e papà, all’emergere della crisi  di identità nel disagio psichico del complesso di rivalità e gelosia  alla nascita della sorellina. E quindi attraverso la sofferenza della solitudine e il timore dell’abbandono, la scoperta rivelatrice dell’ IO – SE’ profondo “… l’inconscio…/ la realtà più interna/ l’unica vera finestra sul mondo”.   La  catarsi esistenziale della rivelazione dell’interiorità autocoscienziale con la conquista dell’AUTOSTIMA si compie nell’ adolescenza – seconda vera nascita della Persona ( ROUSSEAU). E quindi il conforto dello studio critico della Filosofia, la conquista consolatrice dell’arte: disegno, pittura musica e poesia  ( “ Il silenzio e l’immobilità della natura/suonano musica e versi/che solo intende/chi mente e cuore dispone”/. La coniugalità e la maternità compiono la felice e armonica maturazione di un’ AUTONOMIA femminile piena.

Mentre rifletto  su queste pagine illuminanti ricostruisco gli essenziali riferimenti psico-educativi e psicoanalitici dei quali l’Autrice si è avvalsa saggiamente. Dal primitivo freudiano principio del piacere/principio di realtà e dai meccanismi di difesa  messi in atto con le ‘ bugie ‘ infantili dal prepotente rivelarsi egocentrico del SE’ ( Anna Freud ), al progressivo svolgersi della Scuola psicoanalitica infantile londinese, prevalentemente femminile, nell’immediato secondo dopoguerra del ‘900. Nel cui ambito Melania KLEIN (1882-1960) analizza la condizione di un’infanzia per nulla innocente e inconsapevole, ma che dalla sofferenza dell’esperienza dell’impotenza, della frustrazione, della rabbia disperata  conquista, attraverso la gratificazione e l’attesa fiduciosa  delle cure materne, i sentimenti esistenziali positivi della gratitudine, amicizia, solidarietà. E infine l’approdo ad una Psicoanalisi infantile umanistica e personalistica di Donald WINNICOTT (1896-1971), che esalta i ruoli genitoriali nella famiglia naturale o sostitutiva fino a celebrare il CICLO dell’ETERNO RITORNO alle origini, al centro, alla MADRE ( Cfr. Paolucci, La nuova SCUOLA dell’INFANZIA, Loffredo Editore, Napoli  1993, pp. 283 – 303 ).

La conclusione del capitolo con  gli stupendi versi ( a quando la pubblicazione della produzione poetica?) dedicati a Donatella e Gianpaolo, realistici ed esaltanti di una genitorialità feconda e serena, corona una preziosa fonte di moduli formativi e affettivi utili per le diffuse crisi adolescenziali e coniugali.

L’altro aspetto emergente nelle mie assidue riletture è  la questione femminile nell’attualità e nella società locale. Sembra prevalere fortemente l’esigenza di un’affermazione  dei principi di dignità e autenticità  per tutte le persone, oltre ogni limitazione di diritti e di principi eticamente non negoziabili. L’Autrice stigmatizza il tradizionale atteggiamento seduttivo-oblativo rifiutato verso forme evolute di donne emancipate, donne guerriere, donne in carriera. L’opzione sembra orientarsi verso il recupero di identità femminili autentiche e creative. “ Relazionarsi nella differenza…affermare la diversità e l’unicità di ciascuno…ciascuno è un valore per sé e per l’altro…”. Che significherebbe la riaffermazione dei valori di etica personalistica cristiana e la conquista del principio di INTEGRAZIONE paritaria  nella complessa relazione di coppia. Ma la crisi millenaria, nella società e nella Chiesa, del matrimonio tradizionale e del celibato obbligatorio del clero, con l’emergenza dell’obiezione e disaffezione giovanile ai principi di CONIUGALITA’ e GENITORIALITA’ ( Cfr. Paolucci,  La vera storia di Domenico di Sora – 2 , C.E.V. 2011, p. 85 ) pone problematiche nuove e inquietanti, anche al femminismo più prudente ed equilibrato.

Appaiono altresì convergenti, oltre che avvincenti e convincenti, le tesi critiche di Michela Murgia ( Ave Mary. E la Chiesa inventò la donna, EINAUDI 2011 ) alle posizioni teologiche tradizionali. Che riconducono la donna cristiana al ruolo di Madre obbediente e sottomessa, come la Madonna del ‘fiat’, “… archetipo…donna focolare… donna accogliente… oblativa e accudente” ( p. 136 ), in rapida consunzione anche presso superstiti famiglie di ‘ eroica’ osservanza cristiana. Pertanto appare superata l’ormai  decrepita accezione del matrimonio ‘ remedium concupiscentiae, – contrapposto al più perfetto stato celibatario di tradizione paolina. E l’ancor più problematica liturgica icona – simbolo della coppia cristiana come Cristo/Chiesa.

In conclusione siamo di fronte a un Libro che pone in evidenza questioni di notevole interesse intorno all’infanzia e alla donna, per il quale esprimiamo ammirazione e gratitudine all’Autrice.

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