8 Gennaio 2013

LONDRA – l’estate del ’73, il compleanno di Kevin e la politica italiana

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Nell’estate del 1973 ero a Londra con alcuni amici a festeggiare il compleanno di Kevin, in quella casa in Antill Road c’erano tanti invitati: giornalisti, sindacalisti e attivisti di sinistra. Kevin non era ancora arrivato, aveva trascorso gran parte della sera cancellando con pennello e vernice le scritte razziste del National Front, un’organizzazione neonazista che teorizzava la difesa della razza, contaminata dall’ inarrestabile arrivo di immigrati africani, pakistani, indiani che mettevano in pericolo “ lo spirito nazionale e le virtù britanniche”.

Seduti in un salotto fu inevitabile che si discutesse di politica, uno di loro in maniera diretta e provocatoria mi chiese se io fossi un progressista o un conservatore, anche perché il mio incerto inglese non mi permetteva di partecipare alla discussione e ne stavo ai margini. Io militavo allora nel Manifesto, formazione politica nata da posizioni di contrasto con la linea maggioritaria del PCI, in particolare sull’invasione sovietica della Cecoslovacchia, che teorizzava l’unità delle sinistre per battere la DC e conquistare la maggioranza di governo.

Cercai di spiegarlo ma fui mortificato dai sorrisi beffardi, tipicamente inglesi, dei presenti che ribattevano; perché non nel PCI allora o nel PSI, ciò che io mi sforzavo di argomentare erano per loro sottili sfumature, dettagli che non giustificavano l’ esistenza di un piccolo partito di sinistra e trovavano anche innaturale una separazione tra comunisti e socialisti, gli uni contrapposti agli altri. Forte delle mie convinzioni ed in maniera irritante risposi che io trovavo politicamente irragionevole che tutti loro fossero indistintamente in un unico “calderone progressista”.

La discussione che si animava sempre di più fu interrotta dall’arrivo di Kevin e si diede inizio ai festeggiamenti. A distanza di tanti anni debbo onestamente ammettere che loro avevano ragione, il sistema politico italiano soffre di una frammentazione partitica esasperata, che ci condanna all’ingovernabilità ed impedisce la formazione di due poli ben distinti che si alternino al governo, così come avviene in tutte le nazioni di avanzata democrazia.

In Italia c’è una situazione anomala ed ambigua, suffragata da una terminologia impropria: centro-destra, centro, centro-sinistra. Come a dire sono quasi di destra e moderatamente di sinistra. Il centro è presente sia a destra che a sinistra ed in una sua autonoma posizione, il che consente strategicamente di trasmigrare da una parte o dall’altra secondo il momento storico o addirittura può coagulare attorno a sé rami e cespugli con l’obiettivo di rifondare la vecchia Democrazia Cristiana.

Con il tramonto del berlusconismo, il sostegno del Vaticano e l’ aver trovato un leader vero come Monti, col tempo il centro disarticolerà il polo di centro-destra e si sostituirà ad esso. Il tecnico-politico teorizza la costruzione di un nuovo soggetto che superi gli schieramenti destra-sinistra e gli estremismi da essi derivanti, ma non si può paragonare la Lega separatista e razzista a “Sinistra Ecologia e Libertà”, è certo che Vendola ha una concezione dello stato ed un’etica politica che Maroni non ha.

Io credo che sia solo uno spot per raccogliere più consenso possibile sottraendolo ai due schieramenti e allo stesso tempo cavalcare l’antipolitica e conquistare gli elettori meno schierati e meno ideologici. Monti si cela dietro un termine molto in voga negli ultimi tempi: “Moderati”, si sa che la “moderazione” è rassicurante, non è né rivoluzionaria né reazionaria, cambia quel poco indispensabile senza cogliere la profondità delle anomalia del sistema, accomoda e ripara un meccanismo ormai vecchio.

Oggi una élites di manager, tecnici, imprenditori e politici di lungo corso scende in campo per rimediare ai guasti generati da Berlusconi ma il loro è un estremismo ispirato ad una conservazione di destra. Monti in fondo, nominato Presidente del Consiglio come tecnico ha appena scalfito i grandi patrimoni, ancor più, ha aggravato le condizioni di vita dei lavoratori e dei pensionati, ha effettuato tagli indiscriminati su settori essenziali come la sanità e la scuola e non è intervenuto in maniera decisa sui costi della casta e sugli sprechi veri, anche se di certo ha dato una immagine all’Italia più autorevole di quanto abbia fatto Berlusconi.

Ciò di cui abbiamo bisogno e di semplificare attraverso due poli distinti, chiamateli come volete, ma uno progressista l’altro conservatore che si alternino al governo. Movimenti e piccoli partiti che nei due poli non si riconoscano hanno il loro sacrosanto dovere di esistere e di crescere, che siano di stimolo e raccolgano il dissenso di settori della società, non necessariamente debbono avere rappresentanza parlamentare per giustificare la loro presenza.

Anonimo Isolano

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