mercoledì 10 Ottobre 2012

Luciano Duro e Angelo Branduardi…

Nel 1996 organizzavo come Presidente della Pro Loco un festival di musica etnica era una manifestazione di alto livello culturale, durò 10 anni e vide esibirsi sul sagrato della chiesa di San Lorenzo artisti incredibili sia internazionali che italiani. Quella piccola piazza conteneva non più di 400 sedie ma aveva un’acustica perfetta e la facciata della chiesa adeguatamente illuminata presentava uno scenario davvero suggestivo. Era un incantevole teatro all’aperto.

Avevo tuttavia bisogno di trovare all’interno del festival un’idea originale che raccogliesse un numero più ampio di spettatori e che fosse un evento comunque da ricordare. Il mio obiettivo era quello di valorizzare il fiume e la cascata così pensai di allestire un concerto sul terrazzo di Casa Mancini, avevo la nacessità di coinvolgere un musicista che sapesse confrontarsi ed interagire con il fiume, non ritenni necessario l’esibizione di una band numerosa, avevo nella testa qualcosa di soffice, di etereo, suoni quasi sospesi, che idialogassero con il fluire delle acque .

Ne parlai con Bruno Magliocchetti, allora Sindaco, sulle scelte culturali avevamo le stesse idee e si entusiasmò ma ovviamente era preoccupato per il budget dell’operazione, anche perchè il comune molto già aveva speso per le iniziative dell’estate. Pensai subito a Branduardi, lui sarebbe stato il più adatto, ma era un artista inavvicinabile, suonava nei più grandi teatri del mondo ed il suo cachet si aggirava intorno ai 60 milioni delle vecchie lire, più ovviamente tutto il resto: amplificazione, ospitalità, tecnico del suono ed inotre dovevavo illuminare il terrazzo, il fiume e creare una filodiffusione affinchè il suono giungesse omogeneo in tutta l’area circostante.

Un’impresa che sembrava impossibile. Ma non mi arresi, tramite amici di Spilimbergo ebbi il numero diretto di Branduardi e con grande coraggio misto ad incoscienza telefonai a casa sua. Fu molto cortese, illustrai il progetto e ne fu folgorato e convenne che un violino ed una chitarra avrebbero cerato quella magia che io cercavo, successivamnete gli inviai foto della cascata e dei luoghi e si convinse ancora di più. Ci telefonammo spesso perchè eravamo convinti che si dovesse fare… Ma i soldì? Di tutto avevamo parlato fuorchè del compenso per l’artista, quando timidamente lo chiesi egli mi rinvio come da prassi al manager.

Mi misi in contatto con il suo manager e gli spiegai il progetto e la sua finalità che non era a scopo di lucro ma aveva l’intento di diffondere l’imagine della città ai fini turistici, gli dissi anche che non avevo necessità dell’intera band ma solo del chitarrista. La sua risposta fu secca e scoraggiante, così come sono abituati coloro che gesticono un artista di fama: “Quel musicista si esibisce solo con un cachet stabilito, con o senza gruppo, quando c’è il suo nome il costo per la prestazione non cambia”. Sfiduciato ed ormai convinto che nulla si potesse fare ritelefonai a Branduardi, anche per ringraziarlo, lui cortesemnete rispose: “Questo concerto lo voglio fare, non ho mai visto un posto così bello, di quanto disponi?”. Con molta vergogna tirai su una cifra a caso sei milioni più l’allestimento e il service, ci fu qualche attimo di silenzio che per me durò un eternità dopo di che con voce ferma rispose: “ mi sei simpatico e sei anche una brava persona chiama il mio manager digli che vengo”.

Fu un gran concerto, di una magia eccezionale, venne anche due volte perchè la prima piovve, un evento che ad Isola tuttti ricordano, un afflusso di visitatori considerevole occupò piazza XX Settembre, Piazza Gregorio VII e tutto il circondario, una serata memorabile un ode al fiume ed alla sua Cascata ed Angelo Branduardi ispirato da quell’insolito scenario suonò come non mai Alternandosi al violino ed alla chitarra con il supporto di un grande chitarrista.

Luciano Duro