sabato 3 Novembre 2012

VI RACCONTO LA GUERRA (di Luciano Duro)

4 Novembre Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

Io sono nato che la guerra era finita da tre anni ed i miei primi giochi sono stati dietro piazza SS. Triade tra le case sventrate dalle bombe. Allora non c ’era la televisione e non era come oggi che la guerra la trasmettono in diretta quasi fosse il gioco di un videogame. Quando divenni più grandicello, ricordo che se si avvertiva il rombo di un aereo che attraversava il cielo, tutti volgevano lo sguardo verso l’alto, adulti e bambini e con il dito puntato ripetevano in continuazione come una cantilena:

“Apparecchie americane jetta bombe i se nu ua’” per noi era un gioco, un ritornello scherzoso ma negli occhi dei grandi, di quelli che la guerra l’avevano vissuta davvero si leggeva la paura di una tragedia ancora viva.
Ci sono avvenimenti che colpiscono la sensibilità di un bambino e te li porti dietro per tutta la vita.
All’età di sette anni, tornò ad Isola del Liri zio Ettore, non vivo certamente perchè era caduto in battaglia nell’isola di Creta, in Grecia. Mia madre mi aveva spesso parlato di lui descrivendolo come un ragazzone alto e forte e quando fu possibile chiese il trasporto della salma ad Isola del Liri. Zio Ettore arrivò in un freddo pomeriggio autunnale su un camion militare scoperto, accompagnato da un drappello di soldati in alta uniforme.
Fui subito affascinato dalle divise, dai fucili portati a spalla e da una tromba così lucida da sembrare d’oro.
Mentre il camion percorreva , con incedere lento, via Cascata seguito da un corteo di familiari ed amici, da una finestra si affaccio una vecchia signora che strillando e piangendo disse: “Tu siè reunute, figlieme andò sta, ‘nen sacce manche andò mette ne lemine” fu una scena straziane, quella madre aveva perso il figlio in guerra e sebbene avesse certezza della sua morte, non ritrovava più i resti mortali ed andava ogni settimana al ministero. In futuro vidi spesso quella signora vestita di nero, sempre più vecchia, attendere il pullman per Roma di fronte all’edicola “Costantini”.
La cerimonia funebre si tenne a San Lorenzo, i resti erano in una piccola cassa, avvolta in un drappo tricolore, così minuta che mi sembrò impossibile che dentro ci fosso lo zio Ettore, grande e grosso come era.
Chiesi a mia madre dove fosse e lei quasi sorpresa mi indicò quel piccolo baule portato senza nessuna fatica dai soldati. Pensai allora, che la guerra fosse un mago cattivo che riducesse con una perfida magia tutto molto piccolo.
Sono cresciuto nell’infanzia con l’ immagine del “mago cattivo” Poi da grande ho maturato l’idea che davvero la guerra sia una grande catastrofe che riduce tutto molto piccolo, distrugge ogni cosa, annienta la ragione, logora l’anima,mortifica i sogni e i desideri.

… Aspetterò la notte , se potrò vivere ancora, per andarmene un po’ a piedi sulla strada maestra che attraversa il nostro villaggio, avvolto nella mia dorata solitudine, allo scopo di capire perchè devo morire…
(Antoine de Saint-Exupéry)

Luciano Duro